Succede anche altre volte

22 feb 2010 Categorie: Short tales | nessun commento »

Si ebbe un tonfo
più nessuno
pensò alla luna
Antonio Delfini

Il piede d’appoggio si solleva. Abbandona il pavimento. Ne considera con nostalgia le piastrelle un po’ sbiadite, usurate dal tempo e dai passi. Temporeggia in aria.
Il resto del corpo lo segue. Non può vivere senza di lui. Non sarebbe umano.
Cade come un attaccante in area di rigore. Magari aiutandosi, che tanto lo fanno tutti e tutti lo sanno. Rimane a terra, in attesa che la moviola faccia chiarezza sull’accaduto.
Solo che lei non è un calciatore. E non lo diventerà mai. Per due motivi. Intanto non le interessa. Poi è morta.
Ma io scherzavo…

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… non è al momento raggiungibile

10 gen 2010 Categorie: Short tales | 2 commenti »

Rifiutarsi di ascoltare un’opinione perché la si considera
sicuramente falsa significa presumere che
la propria certezza sia l’assoluta certezza.
John Stuart Mill

Le nove di sera. Sono in ritardo. Devo chiamare casa, avvertire la mia famiglia. Non voglio storie. Ho passato i trenta, quindi sono maggiorenne. E da un po’. Ma loro non vogliono accettare l’evidenza del dato anagrafico. Siccome non mi va di litigare, qualche compromesso bisogna che lo accetti.
Adesso mi servirebbe una cabina telefonica. Sembra facile, come diceva l’omino della Bialetti. Il problema è che in questa zona accettano soltanto la scheda, che io, naturalmente, non ho. Sono pieno di monete e monetine. È come quando ti serve l’apriscatole e hai la chiave di casa.
Senza contare che le tabaccherie sono tutte chiuse, e il gestore dell’unico bar aperto non solo non sa cosa sia una scheda telefonica, ma non ne ha neppure mai sentito parlare.

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Granita nel bicchiere

02 gen 2010 Categorie: Short tales | 2 commenti »

 La più perduta delle giornate

è quella in cui non si è riso.

Nicolas de Chamfort

 

 

Non c’è niente da fare. È come una legge fisica. Riesco a dormire in maniera decente soltanto nel mio letto. Negli altri non sto mai fermo. Mi giro e mi rigiro. Sembro un elettrone. O un’anima smarrita. E se mi addormento, mi sveglio ogni ora. Non ne salto una. Potrei quasi fare a meno dell’orologio. Tanto più che mi va avanti di cinque minuti ogni tre giorni.

Uffa. Sono stanco di fissare il soffitto. Ha un colore orribile. Mi fa venire acidità di stomaco…

Lo immagino bianco. Cerco un punto imprecisato. Lassù, da qualche parte. Come dice il Capitano Kirk dell’astronave Enterprise. O era un’altra frase? Be’, il concetto è sempre lo stesso. Credo.

Alzo il braccio destro. Sollevo l’indice. Disegno. Una donna. A mezz’aria. Nuda, che così faccio prima. I vestiti non sono capace di farli. Non sono capace di fare nemmeno lei, ma fingo. Mi viene male. Dimentico sempre qualcosa. Agito la mano per cancellarla. Senza fretta. In fondo, non ho fatto niente di male E poi non lo saprà mai.

Basta, che il sesso virtuale dopo un po’ mi annoia. Esco. A prendere un po’ d’aria. Anche se è calda. Anzi, umidiccia. Almeno avesse il coraggio d’essere afosa. Invece no. Esita. Non ha le idee chiare. Non ha decisione. Non ha nerbo. Non ha un sacco di cose. Talmente tante che mi secca elencarle tutte.

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Un aiutino?….

18 ott 2009 Categorie: Short tales | nessun commento »

Marisa è in linea.
Da dove, non si sa.
Non ha voluto dirlo.
Forse si vergogna.
Magari non ci ha pensato.
Comunque ha vent’anni e se li sente stretti addosso.
Per lo meno, quando la vedi l’impressione è quella.
Ha la la voce incrinata, come se una sottile crepa corresse lungo tutte le corde vocali.
Spera che non si metta a piangere in diretta.
Non è preparato.
Lavora in radio da anni, ma nessuno hai mai fatto scenate o messo in piedi la solita scena madre.
Di solito chiama gente allegra.
Che magari dice delle banalità allucinanti, ma non crea grossi problemi. Leggi il resto di questo articolo »

Sotto mentite spoglie

16 set 2009 Categorie: Short tales | 2 commenti »

Opera lunga è solo quella
che non si osa cominciare.
Diventa incubo.
Charles Baudelaire

Il Primo Giorno fu l’Inoperoso Tedio.
Mi an-no-io. Da morire. Anzi, no. Cosa sto dicendo? Non posso morire, che sono Eterno. Riformulo. Mi annoio. Spaventosamente. Non so che diavolo… volevo dire, non so cosa fare. L’Eternità non è poi quella gran cosa che dicono. Se ne sta lì, immobile. Non passa mai. Ho bisogno di un diversivo. Un’occupazione. Qualcosa che aiuti il Tempo a fluire. Sarà sempre meglio di questa Fissità Senza Fine

Il Secondo Giorno fu l’Idea Folgorante.
Ho trovato. Sì. Forse ci sono. Ho bisogno di qualcosa che possa rivelarsi impegnativo. Che mi permetta di mettere in luce la mia… creatività. Che sia solo e unicamente Opera Mia. Che possa stupire l’Universo Intero. Il mio nome sarà sulla bocca di tutte le creature viventi. Di me si parlerà – bene o male, non importa – nei secoli a venire…

Il Terzo Giorno fu la Scrupolosa Progettazione.
Pensare. A cosa fare. A come farlo. Così. Oppure così. Esiste più di un modo. Basta sceglierne uno. Che magari funzioni, non dico al primo colpo, ma quasi. Sarebbe più facile, più appagante. Cosa mi è venuto in mente, di gettarmi in questa impresa… ho vagliato ipotesi, scartato metodologie, considerato eventualità, consumato tonnellate di carta, centinaia di matite, eseguito calcoli… Eppure la strada è questa. Lo sento. Anzi, lo so. Leggi il resto di questo articolo »

Affetti personali

10 set 2009 Categorie: Short tales | nessun commento »

Bisogna permettere a qualunque dolorante la soddisfazione,
diciamo pure la gioia, di esaltare il proprio dolore.
Italo Svevo

 

Pensare a te mi disorienta.
Non esco più di casa. Mi perdo in continuazione. Non so mai dove sono. La cartina è un accessorio del quale, volendo, potrei fare a meno. L’ultima volta ho mostrato a un signore la casella D-5, chiedendogli se per favore mi ci accompagnava. Mi ha denunciato per molestie sessuali.
Pensare a te mi disturba.
Se esisti, significa che qualcosa nel Regno Animale ha smesso di funzionare. Oppure non ha mai funzionato. Non si tratta di sviste. Né di coincidenze. Non esistono. Tu sei una cefalea interrotta, il postumo di chissà quale atroce sbornia.
Pensare a te mi deprime.
L’analista pensa di liquidarmi con un generico prima o poi le passerà. Mi ha detto la stessa cosa cinque anni fa. Lo so anch’io che prima o poi mi passa. Non sono mica una cretina. C’era bisogno di pagare qualcuno, per arrivare a capirlo? Vorrei passasse lui, con quello che mi costa. Io, invece, rimango. Curiosità. Leggo per vedere come va a finire. Però mi portano sempre via il libro. Fossi in lui, comunque, annoterei da qualche parte quello che dico ai pazienti. Leggi il resto di questo articolo »