Tempus fugit
28 feb 2010 Categorie: Day by day | 2 commenti »Madonna.
Domani è già marzo.
E dopodomani?
Non voglio pensarci…
Per adesso, almeno.
Madonna.
Domani è già marzo.
E dopodomani?
Non voglio pensarci…
Per adesso, almeno.
Eppure ho 44 anni.
Certe cose, ormai, dovrei averle capite.
Invece no.
Se mangio vaccate dopo cena, quando vado a letto la pago.
Tutta in una volta, non a rate.
Hanno diagnosticato la sla a una mia amica.
Non so cosa dire.
Né a lei, né a voi.
Non so come facciano.
Io porto gli occhiali.
Dall’età di sette anni e mezzo (circa).
Hanno due lenti spesse così.
Le quali possiedono una bizzarra proprietà.
Si sporcano.
In maniera invereconda e inverosimile.
Nonostante io non le sfiori per nulla.
Almeno credo.
Ennio Flaiano diceva che la pornografia è noiosa perché fa del pettegolezzo su un mistero.
Io mi annoio con il sesso virtuale.
Sono soltanto parole: descrizioni accurate e partecipi di eventuali funambolismi anatomici (sempre gli stessi, poi).
Ti farei questo e quello e quest’altro ancora.
La sagra del condizionale, insomma.
Entrambi sanno – o sappiamo, se preferite – che niente di quanto si sta scrivendo è destinato ad avverarsi.
Né adesso, né in seguito.
Si ebbe un tonfo
più nessuno
pensò alla luna
Antonio Delfini
Il piede d’appoggio si solleva. Abbandona il pavimento. Ne considera con nostalgia le piastrelle un po’ sbiadite, usurate dal tempo e dai passi. Temporeggia in aria.
Il resto del corpo lo segue. Non può vivere senza di lui. Non sarebbe umano.
Cade come un attaccante in area di rigore. Magari aiutandosi, che tanto lo fanno tutti e tutti lo sanno. Rimane a terra, in attesa che la moviola faccia chiarezza sull’accaduto.
Solo che lei non è un calciatore. E non lo diventerà mai. Per due motivi. Intanto non le interessa. Poi è morta.
Ma io scherzavo…
Di questi tempi ho gli occhi parecchio impegnati.
Guardo film, leggo libri e scrivo (articoli, per lo più).
Forse dovrei farli riposare, ogni tanto.
Lo sento, che sono stanchi.
Del resto, le cose migliori le faccio proprio con loro.
Non ne posso più.
In televisione è tutto un fiorire di gare canore.
Amici. X-Factor. Io canto. Sanremo. I raccomandati (per lo meno credo si chiami così).
E chi più ne ha, più ne metta.
Non ha importanza che si tratti di ragazzi, bambini oppure adulti.
Importa solo questa ossessione per la competizione.
Meglio se accesa e appena un po’ litigiosa.
Se lo scopo è quello di farci venire la nausea per la musica, sappiano che di questo passo lo raggiungeranno…
Non bisogna più parlare di primavera.
Porta male.
L’ha fatto una mia amica qualche giorno fa.
Gli effetti di una tale azzardata affermazione sono sotto gli occhi di tutti…