La Luna di Traverso - Laboratorio di Narrazioni

Velvet Underground & Nico, Beck (2009)

E-mail Stampa PDF
Rifare per intero il primo disco di un gruppo di culto come i Velvet Underground? A ben pensarci, si deve essere pazzi; oppure essere Beck. Che poi, a dire il vero, è un po’ la stessa cosa.
Ad assecondarlo, un gruppo di musicisti non comuni, tra cui Nigel Godrich (produttore discografico – sicuramente avrete in casa un disco prodotto da lui – nonché “sesto membro dei Radiohead”). Il clima è quello di un affiatato gruppo che gioca, divertendosi con pezzi leggendari come “Sunday mornig” e “Heroin”, giusto per citare i pezzi di apertura e chiusura del disco, uscito oltre 40 anni fa e impreziosito dalla celeberrima copertina realizzata da Andy Warhol.
Se “Sunday Morning” si presenta piuttosto rarefatta e fedele all’originale, la stessa cosa non si può certo dire per la successiva “I’m Waiting For The Man”, scordata, sgangherata e tossica, oltre che ossessiva e martellante. Il ritmo, poi, torna ad essere decisamente più rilassato e soffuso in “Femme Fatale”, che però conserva solo in parte la grazia misteriosa dell’originale. A seguire, “Venus in Furs”, dove il rumorismo iniziale si stempera nel beat del ritornello, tra atmosfere allucinate, quanto strampalate, ad accompagnare un testo esplicitamente sado-maso. “Run Run Run” si rivela contagiosa nel suo pulsare electro-retrò, screziata nel finale da un irresistibile giro d’organetto. In “All Tomorrow’s Parties”, l’algore di Nico si intiepidisce appena: la voce è quella della cantante islandese Thorunn Antonia Magnusdottir, che si mostra piuttosto a suo agio nei panni della ex pupilla di Coco Chanel, rivelando a tratti sfumature capaci di evocare Bjork o Emiliana Torrini. “Heroin”, uno dei testi più crudi di Lou Reed, fin dal titolo non nasconde il tema trattato. In questa versione, però, tiro e accelerazioni violente sembrerebbero più avere a che fare con le anfetamine, raggiungendo deliranti parossismi punk-noise degni di nota. “There She Goes Again”, sgangherata e storta, rievoca euforiche atmosfere da pub a tarda ora, e si chiude giustamente così come era iniziata: con le risate corali di tutti i musicisti coinvolti. “I’ll Be Your Your Mirror” è un’altra versione piuttosto fedele all’originale, dove entrambe le voci – maschile e femminile – interpretano senza sfigurare il testo più dolce mai scritto dal ruvido Lou Reed. “The Black Angel’s Death Song”, scarna e simil-demotape, è accompagnata da una sola chitarra acustica: dylaniana. “European Song”, rallentata, si chiude sospesa, priva del famoso deragliamento finale del pezzo originale. A chiudere, un’ulteriore versione di “Heroin”, decisamente meno esuberante della precedente.
Beck e soci, insomma, si cimentano in un simpatico, quanto strampalato diversivo, per niente pretenzioso: un divertissement, piuttosto. Certamente un’occasione per risentire pezzi che hanno segnato la storia del Rock e, magari per i più giovani, uno stimolo a scoprire il disco originale. Quello dalla copertina sbucciabile.
 
Guardate la pagina Record Club, sul suo sito ufficiale (www.beck.com) dove pubblica le registrazioni e i video di interi album altrui, in presa diretta. Troverete questo e tanta altra follia.
 
(Andrea Rabaglia)
 

Aggiungi commento


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER










ADD LUNA

Entra nel sito

Visitatori della Luna


Luna Tweet