Il tema del nuovo numero de “La Luna di Traverso” è Silenzio ed è, prima di tutto, un paradosso: per parlarne occorre fare il contrario del suo significato. La grande poetessa Wislawa Szymborska affermava, in un verso emotivamente detonante e rumoroso: Quando pronuncio la parola Silenzio, lo distruggo. Lo è ancor di più se consideriamo che, in natura, il Silenzio non esiste affatto: tutto si muove, per cui tutto genera un suono, percettibile o meno; il silenzio diventa dunque l’intervallo tra un rumore e un altro. Anche in musica, dove l’assenza di suono è una componente fondamentale, il silenzio assoluto non esiste: John Cage, uno dei più grandi studiosi in questo ambito, ci ricorda che anche in una stanza completamente insonorizzata riusciremmo a sentire almeno il battito del nostro cuore. Ma il paradosso, proprio perché in genere è contrario all’opinione comune, ci dà la possibilità di riflettere con attenzione: quanto è importante sentire e quanto è importante il silenzio come condizione dell’ascolto?
Ecco cosa abbiamo voluto fare: ascoltare, in silenzio, i vostri silenzi, che voi stessi, scegliendo questo tema fra gli altri presenti sul nostro sito internet, avevate necessità di esprimere. Un bando, forse, difficile, soprattutto pensando ai fotografi e agli illustratori, ma che sicuramente poteva stimolare la vostra interiorità e la vostra mente a tutto tondo.
Ma perché “poteva” e non “ha potuto”? Perché anche l’osservazione dei vostri racconti e dei vostri pensieri è stata un piccolo paradosso, forse figlio dell’epoca che stiamo vivendo.
I racconti che sono arrivati parlano spesso di silenzi difficili: la ricerca del silenzio nel fragore della malattia; il silenzio della morte; l’incomunicabile silenzio che a volte si crea in un rapporto d’amore; l’obbligo senza scelta della sordità; il silenzio orribile delle guerre; la necessità di silenzio in un mondo assediato dalle parole e dai rumori; il silenzio per concentrarsi e anche il silenzio della natura, di un momento profondo, della pace.
Stranamente non viene mai contemplato il silenzio come: comunicazione alternativa, pausa utile per una comprensione profonda, ricchezza, rituale di rispetto collettivo e raccoglimento, protezione legale garantita dalla legge od omertà in risposta alla paura, disciplina spirituale, imposizione religiosa, messaggio o atto linguistico del non dire. Nessun accenno nemmeno alle nuove mode in stile New Age che spesso basano le loro attività proprio sull’assenza di suono e rumore: meditazione in tutte le sue forme e discipline, Silence e Quiet Party, cura del silenzio e quant’altro.
Il nostro “paradosso”, dunque, si è formato proprio qui. Siamo partiti da un’aspettativa tematica forse ricca e articolata, ad ampio raggio, pensando a quante cose, parafrasando il concetto stesso, si potessero dire sul silenzio… e siamo arrivati a 8 racconti che rappresentano, invece, un immaginario molto contemporaneo che fotografa perfettamente il “sentire” di oggi: un silenzio rarefatto e molto concentrato sull’individualità personale, un silenzio poco felice e poco positivo e spesso doloroso, non voluto e non cercato, un silenzio che guarda dentro e mai fuori, un silenzio personale.
Il “paradosso” ci ha fornito un riscontro molto interessante: la narrativa contemporanea esordiente, nei giovani che sognano e vogliono formarsi scrittori del domani, ha molta difficoltà nel ricercare storie da raccontare, nello scandagliare tematiche e idee, ma ha, forse, la necessità più urgente di individuarsi, di perdersi dentro di sé e lasciare il mondo, intollerante e spesso disumano, fuori. Desolante, se vogliamo, ma è la realtà.
Silenziosamente, ci insinuiamo, tra le pause tra un racconto e l’altro, con scatti e disegni che seguono lo stesso percorso, con rubriche che come sempre ci aiutano a spiegare meglio il nostro “sentire” e, a partire da questo numero, con fotografie d’autore che vogliono portare esempi da seguire, tecniche da capire, analisi tematiche su cui riflettere.
Marcel Marceau, un grande mimo del Novecento, diceva che «tutte le arti, anche il silenzio, hanno una grammatica, ma prima bisogna sintonizzarsi sull’anima: con il corpo, con il cuore, con lo sguardo». Per cui sedetevi, rilassatevi e… leggete in silenzio.






Twitter
Myspace
Del.icio.us
Technorati
Facebook
Diggita
