La Luna di Traverso - Laboratorio di Narrazioni

 
Massimo Siragusa è il nuovo tassello inserito in quella che sta diventando una mappatura della fotografia contemporanea. Un'eterogeneità in cui il colore si trasforma nel tempo assumendo significazioni precise; anche il soggetto cambia velocemente: i luoghi del divertimento e il sacro, l'abbandono industriale e quello sociale. Una realtà che lascia l'uomo spesso dietro le quinte restituendo un'apparizione d'oggetti e di spazi.

In che modo la sua personalità può e si deve confrontare con un’eventuale committenza?
Io credo che ogni fotografo, in quanto autore, debba rispondere alle richieste della committenza partendo proprio dallo stile personale. Ciò non significa, però, fare quello che si vuole e come si vuole. Significa,invece, provare a capire e a rendere proprie le esigenze del cliente, interpretandole secondo il proprio stile. Oggi, poi, il fotografo non viene quasi mai scelto a caso, ma viene chiamato a svolgere un lavoro in funzione della propria sensibilità.

Per quale motivo predilige l’utilizzo del colore? E perché quel particolare colore? Come riesce ad ottenerlo a livello pratico?
Ho cominciato da subito ad essere affascinato dalla magia del colore, dopo avere scoperto Ernest Haas e Alex Webb. Il mio modo di concepire l’uso del colore è mutato con il passare degli anni, così come sono cambiato io stesso.
Da quasi cinque anni la mia ricerca si è concentrata sull’uso di colori pastello, chiari, quasi evanescenti. Li ottengo sovra esponendo in fase di scatto e poi bilanciando in post-produzione. È anche importante scegliere le ore giuste del giorno, ed evitare il controluce.

Quale importanza assume nel suo lavoro l’esempio di un maestro come Ghirri?
Ghirri è stato un grande maestro, ancora oggi insuperato. La poesia, la delicatezza e l’armonia delle sue foto restano, per me, un punto di riferimento fisso.
 
In molti suoi lavori ad esempio “Solo in Italia” e “Roma”, per citarne alcuni, l’uomo compare solo se necessario a caratterizzare un’area, ma anche in questi casi ci appare sospeso, quasi rarefatto, forse metafisico, per quale motivo?
Con il passare del tempo ho sentito sempre più il bisogno di concentrarmi sui luoghi, piuttosto che sulle persone. Questo perché credo nella forza e nell’importanza del luogo come protagonista, credo nella sua capacità di raccontare storie ed emozioni. Quando appare l’uomo è solo una comparsa che percorre lo spazio fugacemente, con un senso di precarietà.
 

Analizzando i lavori “Bassi Napoli” e “Fondo Fucile” mi vengono in mente alcuni scatti di interni di Walker Evans, quelli per intenderci dell’Alabama degli anni trenta. In questi casi Evans parlava di “composizione inconsapevole” in quanto luoghi trovati e bloccati; condivide questa interpretazione? Quale è l’intervento del fotografo?
Condivido in pieno questa interpretazione. Quando lavoro sugli interni è il luogo che mi guida, io mi limito a scattare. Non faccio nessun intervento.
Pretendo, anzi, che tutto - oggetti, giornali, piatti… - resti esattamente come si trova. L’idea è di bloccare la realtà esattamente come appare  in un determinato momento, senza alcuna influenza da parte del fotografo.

Vorrei ritornare al discorso sul colore e al lavoro “Fondo fucile”. Questo progetto indaga un’area italiana in cui si può con diritto parlare di favelas (luogo tra l’altro poco conosciuto al resto del paese), quindi il sua lavoro fotografico inevitabilmente assume un carattere d’inchiesta e di denuncia. Non crede che un uso esasperato del colore possa distanziare l’immagine dal reale? Quale era il suo obiettivo?
Questa è una buona domanda… io sono consapevole di camminare sopra un filo sottilissimo, in bilico tra l’esigenza di raccontare e denunciare una situazione complessa e difficile, e la necessità assoluta - che sento molto forte - di farlo mantenendo una mia identità precisa. Io credo che il rapporto che ho instaurato con i proprietari e gli inquilini delle case che ho fotografato, il  pieno rispetto  delle loro esigenze e dei luoghi  che ho visto, mi abbia posto al riparo da una  possibile accusa di “spettacolarizzazione”.  Ogni fotografo, d’altra parte, deve lavorare partendo dal proprio punto di vista e dalla propria poetica; sempre.

Spesso lavora su luoghi abbandonati, ricordiamo “Sleeping Sulphur” e “Via della lana”, crede che essi abbiano una propria intrinseca capacità narrativa? In che modo li affronta?
Sono letteralmente affascinato dai luoghi abbandonati e dall’archeologia industriale. Per me è come fare un viaggio nella memoria alla ricerca di tracce, colori e odori. Ogni volta mi piace perdermi, girare all’interno di questi vecchi edifici, fare correre la fantasia,  prendermi il tempo per poter pensare. Dopo ogni viaggio ritorno stanco ma rigenerato.
 
[In ordine di apparizione: foto n°1 tratta da "Leisure time", foto n°2 tratta da "Fondo Fucile", foto n°3 tratta da "Need for a Miracle".
Tutte le fotografie sono per Gentile Concessione di Massimo Siragusa ©Massimo Siragusa. Tutti i diritti riservati. ]
 
(Intervista a cura di Andrea Tinterri)
 
BIOGRAFIA
Nato a Catania, Massimo Siragusa è rappresentato dall’agenzia Contrasto dal 1989. Le sue fotografie sono state pubblicate sulle più importanti riviste e giornali internazionali: NEW YORK TIMES MAGAZINE, TIME, NEWSWEEK, EL PAIS, DIE ZEIT, TRAVEL LEISURE, GEO, LE FIGARO MAGAZINE, THE NEWYORKER, MERIAN, “D”DI REPUBBLICA, MARIE CLAIRE, VANITY FAIR, IO DONNA, AND US NEWS. Inoltre ha firmato campagne pubblicitarie per LAVAZZA, IGP, KODAK, ENI, COMUNE DI ROMA, ATAC/ROMA, AEROPORTI DI MILANO, BAT ITALIA, REGIONE LOMBARDIA, ALFA ROMEO, BNL, PROVINCIA DI MILANO, TOYOTA, AUDITORIUM DI ROMA.

Segue elenco dei suoi numerosi premi, libri e delle sue esposizioni


Premi (selezione)
1989 menzione d’onore all’EUROPEAN KODAK AWARD
1992 primo premio al concorso della CGIL dal titolo “Il lavoro che cambia”
1997 secondo premio all’edizione del WORLD PRESS PHOTO nella categoria DAILY LIFE con “BISOGNO DI UN MIRACOLO”
1999 primo premio all’edizione WORLD PRESS PHOTO nella categoria ARTS STORIES con “IL CERCHIO MAGICO”
1999 primo premio al FUJI FILM EURO PRESS PHOTO AWARDS con “IL CERCHIO MAGICO”
2001 MEMORIAL OSVALDO BUZZI
2006 AMILCARE PONCHIELLI AWARD BY THE GRIN GROUP FOR “TEMPO LIBERO
2008 secondo premio all’edizione WORLD PRESS PHOTO nella categoria ARTS STORIES  con “TEMPO LIBERO”
2009 terzo premio nell’edizione del WORLD PRESS PHOTO nella categoria CONTEMPORARY ISSUES con “LIVING SLUMS”

Esposizioni (selezione)
1987 LES RENCONTRES ARLES PHOTOGRAPHIE, Arles
1998 GALLERIA LEICA-POLYPHOTO, Milano
1998 VII BIENNALE FOTOGRAFIA, Torino
1999 INCONTRI INTERNAZIONALI DI FOTOGRAFIA, Alberobello
2001 GALLERIA EOS, Milano
2001 GALLERIA DEL CREDITO VALTELLINESE, Firenze
2001 MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE, Roma
2003 CASA MUSEO STESICOREA, Catania
2005 GALLERIA LUIGI GHIRRI, Caltagirone
2006 COMPLESSO CULTURALE “LE CIMINIERE”, Catania
2007 BARIPHOTOCAMERA, Bari
2007 AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, Roma
2007 VI EDIZIONE FOTOGRAFIA FESTIVAL, Rom
2007 SPAZIO OBERDAN, Milano
2007 CENTRO DI FOTOGRAFIA, Tenerife - Canary Islands
2007 SIFEST-SAVIGNANO IMMAGINI, Savignano sul Rubicone
2007 PARIS PHOTO, Parigi
2008 VII EDIZIONE FOTOGRAFIA FESTIVAL, Roma

Libri (selezione)
L’AVVENTURA DI DIVENTARE GRANDI (EDIZIONI P.G.FRASSATI, 1994)
IL VATICANO (FEDERICO MOTTA EDITORI, 1999)
IL CERCHIO MAGICO (EDIZIONI CONTRASTO, 2001)
CREDI (DOMENICO SANFILIPPO EDITORE, 2003)
24 STUNDEN (HEYNE EDITORI, 2005)
LE STAGIONI DEL PARCO (EDIZIONI CONTRASTO, 2007)
IL SOLE NELLE MANI (FEDERICO MOTTA EDITORE, 2007)
PAESAGGIO PROSSIMO (EDIZIONI CONTRASTO, 2007)
SOLO IN ITALIA (EDIZIONI CONTRASTO, 2008)

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